INTENSE

INTENSE, di Shirin Shabour è il vincitore del Venice Intercultural Film Festival 2020 (VIFF).
La casa di Nader sarà presto demolita e sua figlia è malata.
Nader chiama Najmeh (sua sorella) e le chiede aiuto.
Najmeh viene a casa sua, ma Nader se n’è andato prima del suo arrivo.


Per favore, dimmi qualcosa di te e del tuo background. Come hai iniziato a far parte dell’industria cinematografica?

Ho iniziato a studiare cinema al liceo, poi mi sono laureata all’Università di Arte Drammatica e successivamente ho frequentato anche la scuola di cinema. Ho realizzato diversi cortometraggi in collaborazione con altri registi e questo è il primo film che l’ho fatto da sola ed è una mia autoproduzione.

Quali autori ti hanno ispirata?

Asghar Farhady, Abbas Kiarostami, Michael Haneke e Alejandro González Iñárritu.

Come hai concepito il film? Da dove proviene?

Ho sempre in mente le persone con problemi, che non sono autosufficienti e che hanno bisogno di aiuto. Per esempio i ragazzi con sindrome di Down. Pensiamo sempre che siano diversi, questo non significa che non diventino adolescenti e non abbiano problemi come gli altri. Dimentichiamo che affrontano gli stessi passaggi di crescita. Molte di loro diventano madri, il più delle volte i loro figli sono sani. Ai quindicenni con sindrome di Down diciamo “resta qui e gioca”, a volte li mettiamo vicino a persone con altri problemi che possono danneggiarli molto. Non possono difendersi e non sono in grado di spiegarsi con i loro genitori se devono affrontare qualche problema.

La situazione descritta è rara o abbastanza comune?

È comune. La maggior parte delle volte le famiglie spingono una persona non autosufficiente al matrimonio perché credono che questo possa essere utile. Di conseguenza, purtroppo, il problema si aggrava e chi si occupa di prendersi cura di una persona non autosufficiente finisce per prendersi cura di un’intera famiglia.

Come funzionano i servizi sociali e il sostegno alle famiglie con bambini disabili?

Esiste un solo servizio per supportare le persone con sindromi Down. Non hanno la capacità di sostenere tutte le famiglie con questo problema. Molti dei trattamenti vengono effettuati a Teheran ed è costoso sostenere la disabilità. Ci sono così tante persone che vivono in altre città e che stanno lottando. Tuttavia, non possono essere curate completamente, ma possono migliorare fisicamente o nel loro linguaggio. Ho parlato con tante famiglie e mi hanno detto che non c’è abbastanza sostegno pubblico e che devono prendersi cura di se stesse utilizzando servizi privati. Ci sono anche scuole specifiche, ma tante famiglie non mandano i loro figli con sindrome di Down a queste scuole specifiche perché credono che non sia utile. Nel mio film, la zia dice che non vuole mandare la nipote alla casa/scuola speciale “Behsizty” per bambini con sindrome di Down perché le famiglie lo percepiscono come un abbandono e non fa stare bene la famiglia.

Nel film, le decisioni difficili – che richiedono un’assunzione diretta di responsabilità – sono prese esclusivamente dalle donne. Com’è oggi la divisione degli oneri emotivi e pratici all’interno delle famiglie in Iran?

C’è una legge non scritta secondo cui tutti i problemi emotivi sono sulle spalle delle donne. Molte donne che lavoravano si sono dovute fermare quando la famiglia ha deciso chi deve andare a lavorare e chi dovrebbe rimanere a casa e prendersi cura di un membro della famiglia. Anche se nessuno ne parla, la società si aspetta che la donna si prenda cura dei membri della famiglia con problemi. Molte sorelle dovevano affrontare i problemi familiari e dei fratelli. Nel mio film lo mostro, la sorella ha la sua vita ma deve ancora venire per farsi carico del problema di suo fratello e anche quando decide di andarsene, deve tornare. Vedi nell’ultima sequenza l’ombra della sorella.

La situazione del film potrebbe accadere ovunque nel mondo o ci sono specifici elementi iraniani? Credo che questo possa accadere ovunque, padri che non possono gestire la responsabilità dei loro figli, bambini con problemi mentali che possono avere problemi e subire eventi negativi che cambiano il loro futuro o hanno un effetto negativo su di loro. Ma penso che in qualsiasi altra parte del mondo ognuno abbia la propria vita. Il fatto che se i genitori non ci sono, le sorelle diventano responsabili, penso che questa sia un’aspettativa della famiglia iraniana.

Grazie Shirin per il tempo che ci hai dedicato.
Negin Vaziri